Governo di larghi occhiolini: tocca a Enrico Letta

Post scritto per Lolingtonpost.it

Dopo 60 giorni senza Governo siamo a una svolta. Finalmente gli impazienti potranno completare la battutona “Piove _____ ladro”, i più analitici saranno lieti di dare nome e cognome alle imprecazioni. Sarà un Governo Letta. Enrico Letta. Di lui che si sa? Laureato in scienze politiche e specializzato in diritto internazionale, dirigente d’azienda. Porta un cognome importante, guai a chiamarlo “Il nipote di…”, è uno che si è fatto da solo. Poi me la spiegate questa, eh. Da qualsiasi parte avere lo zio potente significa una spintarella, un po’ come quello che è sindaco e “sistema” il nipote alla meglio. Ovunque. Eppure dirlo in pubblico appare limitante, bigotto.

“Sono due cose ben diverse…”

“Uno è PD, l’altro è PDL”.

“La storia personale dice altro…”

Non parto mai prevenuta né nel bene, né nel male. I fatti dicono che sono accomunati da quel grado di parentela, pensare che nella vita abbia avuto qualche vantaggio e/o dritta per quel cognome è normale se sei nato in Italia. Se dici di no sai di mentire. Siamo in Italia, che di secondo nome fa nepotismo e di terzo “La legge non è uguale per tutti”.

Sistemato lo zio, è bene soffermarsi sul protagonista: nato nel 1966, è passato da Margherita, Ulivo e poi PD, praticamente tre partiti che non esistono più. Dopo essere stato il più giovane Ministro nel governo D’Alema si aggiudica un altro primato: il più giovane Premier d’Europa.Eh? Quanto siamo moderni noi italiani! E poco importa se il giovane (potrebbe essere mio padre, rendiamoci conto cosa si intende per “giovane”) è una sagoma che copre fossili che stanno in Parlamento da 50 anni. Stiamo lanciando un messaggio: “Se sei nato nel ’66, è il tuo momento”. E provo a immedesimarmi in un neo segretario del PD che mentre percorre la strada verso il Colle si rende conto della responsabilità a cui va incontro:

“Sarò un paravento? Bisogna scegliere dei Ministri che tengano buono il PDL, del resto loro hanno dato l’ok alla mia candidatura. Però dai, Alfano no. Alfano vice non ce la faccio proprio, che faccio? Lo dico a Napolitano che quello mi smoccola la manica della giacca ogni volta? Dai, Enrico, vai tranquillo. Alla gente piace dire che hanno un Premier giovane, con la faccia seria e, a parte quella storia di Lusi in cui si fa anche il mio nome, sono tutto sommato a posto. Sì, lo sai com’è il popolo, mira all’apparenza: diamogli questo fumo negli occhi del ‘cambiamento, largo al nuovo’ e staranno buoni per un paio d’anni se butta bene. Ci sono quasi, vedo l’entrata, parcheggio l’Ulisse coi seggiolini qua vicino. A proposito, gran mossa muoversi senza auto blu, li hai già conquistati tutti. Vai così, più easy, più easy… Perfetto! L’anno dell’umiltà, lo sapevo, Papa Francesco insegna. È giunto il momento, mi dirigo verso l’entrata, che gli dico? ‘Grazie per la preferenza…’ Mmmh, no, devo essere più formale, qualcosa come: ‘Sono onorato e sento il peso dell’incarico’. Ecco bravo, ricorda il politichese. Oh, ma che culo, nemmeno al genio della lampada avrei chiesto tanto. Vai Enrico, deciso e composto!”

Usciamo dalla testa del nuovo Premier e andiamo alle varie reazioni:

Amato: “Iniziavo a non sentirmi più le gambe a furia d’aspettare accanto al telefono. Bene, bravo. Almeno la pianteranno con le domande sui 31 mila euro di pensione”.

Bersani: “E allora pare che porti sfortuna proprio io, eh? Vado via e la Serracchiani vince, il mio vice diventa Premier… Magari è un caso. Ehi, ma quello è un gatto nero che si tocca?”

Bindi: “Non chiedete nulla, vi do un pugno”.

Berlusconi: “Bene, bene… Gianni, che margine d’intervento abbiamo sul nipote?”.

Alfano: “Voglio giocare anch’io!”

Napolitano: “Ho preso due tartarughine e le ho chiamate Amato e Letta, avrei scelto quella che arrivava prima”.

Gianni Letta: “Si è fatto da solo, siamo sangue dello stesso sangue, ma in realtà ci odiamo. A tavola mi passa sempre lo zucchero anziché il sale”.

Io: “Mah, vediamo. Farà quello che gli dicono gli altri”.

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