Un viaggio nella politica italiana: il treno più pazzo del mondo

Post scritto per www.lolingtonpost.it

Mi trovavo a casa, sulla poltrona in pelle spazzolata, col doppio whisky in una mano e la pipa sorretta dall’altra; i capelli arruffati e gli occhiali sulla scrivania completavano il quadretto da intellettuale chic con cane che parla 3 lingue. Fu allora che arrivò il sussulto,l’idea aveva percorso la schiena con un brivido e raggiunto la testa. Vi lascio immaginare il punto di partenza. Davvero, scrivere qualcosa d’interessante in questo periodo è sempre più difficile, esclusi i post sulla protoscienza e la criogenia che i miei colleghi hanno trattato fino allo sfinimento, ho pensato di optare per la politica. Potrei benissimo lamentarmi del periodo di stallo che il paese sta attraversando, poi penso a chi è stato più sfortunato di me: gliscandinavi per esempio. Loro sì che hanno di che biasimare le istituzioni. Nemmeno uno spunto per la satira, il pubblico sbeffeggio e il popolo che urla “buffone!” al potente di turno, per non parlare delle monetine che mai vedranno il volto di uno statista. E poi dicono che hanno un alto tasso di suicidi, e ci credo! Non ridono mai, tutto così perfetto e ineccepibile. Ora vi porterò in uno dei miei viaggi mentali frutto dell’LSD (acronimo di Lenticchie, Sedani rigati o Ditalini – a propria discrezione).
L’Italia è un grande treno di pochi vagoni, alcuni – per i ricchi – lussuosi e che procedono  con tutte le comodità del caso, altri – per gli sfigati – con  finestre tenute ferme dal bastoncino di un ghiacciolo. Il viaggio si snoda per tutta la nazione, da qui il nome “La Transitaliana”. Nome scelto con accuratezza ma che ha creato qualche inconveniente: Marrazzo chissà che cazzo ha capito e viaggia con noi.
Locomotrice: ai comandi troviamo un arzillo Napolitano che con la voce autoritaria del comunista che fu, ordina ai saggi “Più carbone miei prodi! E più veloce!”. Non sa dove sta andando, dopo i tentativi di lasciare il comando a Bersani ha pensato di fare tutto da solo. O almeno questa è l’impressione che vuole dare, il forzuto padre di famiglia che tira su le maniche e dà il proprio contributo fino alla fine, il 15 maggio.  Del resto Pierluigi li aveva mandati su un binario morto, quindi, marcia indietro e si ricomincia. Nota bene: dopo 10 giorni i saggi hanno lasciato, non ci hanno portati da nessuna parte, il carbone era di qualità pessima e il treno si sarà spostato di 20 metri. Però sapeste che gran festa quando sono scesi.
Primo vagone: Bersani. Ogni tanto sbircia i lavori della locomotiva e pensa ai giorni passati. Ha detto di non volere andare al mare e così, preso in parola, è stato invitato a unirsi al treno più pazzo del mondo. Lo riconosci perché condivide il tragitto con una birra e al telefono borbotta:“Se sono d’ostacolo, mi faccio da parte e scendo alla prossima fermata. Soccia..”. Si guarda in cagnesco col compagno Renzi. La loro è una storia complicata: prima avversari alle primarie, poi pranzo tra sorrisi e sguardi suadenti e ora di nuovo avversari. Se non lo sapessi li scambierei per una coppia che si è lasciata male.
Secondo vagone: qui ti senti un po’ disorientato, entri e noti pareti in velluto bordeaux, pali da lap dance, lustrini, tavolini da night club… Ma… Ma questo è il vagone del PDL! Come ho fatto a non capirlo prima? Una chaperon vestita della sola cravatta si avvicina, offre mentina e viagra e poi t’invita al tavolo del boss: Silvio. Dietro, a denocciolare le olive, ci sta Alfano. In fondo, vicino al bagno, una comitiva si lancia noccioline e parla di terùn e della Padania. Più in là,  una teca di vetro contiene una vecchia targa che enuncia: “La legge è uguale per tutti ma io c’ho Ghedini e voi no”; nel ripiano in basso la tazza che la Biancofiore gli regalò a Natale 2012: “Al Miglior Presidente degli ultimi 150 anni”. Dalla cappelliera si affacciano un costume da calciatore e uno da infermiera.
Terzo vagone: il benvenuto non è dei migliori “E tu chi cazzo sei? Che cazzo vuoi? Vaffanculo! Non ti piace il nostro movimento? Vaffanculo andata e ritorno!”. Non è necessario aggiungere altro, è il turno del Movimento 5 stelle. Sui tavolini solo snack bio coltivati tra un’insenatura e l’altra dei sedili ed erbette fresche raccolte alla stazione precedente. Unico vagone dotato di wi-fi e di angolo parrucco per la criniera di Casaleggio, che se ne sta in contemplazione dalle prime ore del mattino. Uno di loro ha perso il portafogli e piange in un angolo (R.B. non dirò altro per questioni di privacy). I viaggiatori non parlano tra loro, comunicano esclusivamente tramite internet. Il problema è che fanno tutto insieme e nello stesso momento. Stanno cercando di estrarli dal bagno proprio adesso. Il momento più divertente arriva quando si addormenta Crimi, ogni 20 minuti, e a turno gli si disegnano i capelli o gli si mette il rossetto.
Quarto vagone: Monti e i centristi. Tv al plasma con notizie finanziarie 24 ore su 24. Una cassaforte sostituisce il frigo bar. Mario è in disparte a leggere il Time mentre fantastica sulla dislocazione dei mobili al Quirinale. Non ha mai scambiato una parola con nessuno dalla partenza, ogni tanto alza un sopracciglio per mostrare disappunto verso i chiassosi slogan che arrivano dal terzo vagone.
Quinto vagone: i cittadini. Stretti e incazzati, chi si lamenta di un partito, chi del riscaldamento rotto, chi ha dimenticato i pannolini del figlio a casa ed è costretto a usare i fogli della Costituzione. Seduto in disparte un uomo umile e  vestito di bianco, Papa Francesco ha deciso di aggregarsi alla compagnia.  Richiestissimo quando, all’imbrunire, la gente si avvicina per sentirlo nella sua performance più famosa: “Buonasera”.
E io? Io scendo, che tanto ‘sto treno non porta da nessuna parte.

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Siamo tutti Oscar Giannetto. Il confronto tv meno di sinistra della storia #csxfactor

Questo post inizia malissimo, oggi è la giornata mondiale della gentilezza e sono costretta ad essere delicata. Come se non lo fossi anche gli altri giorni.

Lo aspettavamo da giorni il confronto tv, Sky ci dava il contentino pubblicando di tanto in tanto qualche dettaglio o  nuova regoletta manco fosse il terzo segreto di Fatima. In realtà era solo un modo per mostrare quanto ce l’hanno lungo, senza risparmiare qualche pacata frecciatina all’indirizzo delle altre reti:

“Stasera ospiteremo il primo confronto tv tra i candidati alle primarie del centrosinistra, solo da noi,  alla faccia di Mentana e tutta la palazzina sua”.

Cinque candidati, tra cui una donna, una mummia ed vocabolario vivente. Mi fido della vostra arguzia per capire a chi io faccia riferimento. La location scelta è lo studio di X Factor, anche se qualcuno avrebbe preferito il Teatro dell’Antoniano, per ragioni di privacy non dirò chi. Nel pomeriggio il sito web del PD si affida ad un barbone ubriaco  che pubblica un fotomontaggio, anche se non so se sia il termine esatto per chi ritaglia le facce e le attacca sul corpo di un altro, chiamiamolo collage o, se preferite, schifo.

Un manifesto che ritrae i politici nelle vesti dei fantastici 4, diventati per l’occasione i fantastici 5, sì, credo sia un 5 quel numero sgangherato disegnato con Paint.    Le reazioni sono state le più disparate, da “Hanno hackerato il sito?” “Non posso crederci” fino al puntiglioso Renzi che non l’ha presa per nulla bene, gli accordi non erano questi, s’era d’accordo per i Gormiti. Io sono rimasta scioccata, ma davvero il PD ha un sito internet? E da quando?

Nel frattempo il PDL rispondeva col fotomontaggio dei tre porcellini,  ignoti i motivi della scelta.

Un solo moderatore, sconosciuto fino al momento della trasmissione, ed anche dopo. La posizione dei posti del pubblico è stata stabilita da un sorteggio. Che culo la Parietti che, giusto giusto, è finita in seconda fila alle spalle del conduttore. Coincidenze. Le risposte non devono superare i 90 secondi (Vendola aveva capito i 90 minuti, altrimenti non si sarebbe nemmeno preso il disturbo d’uscire di casa). I candidati possono avvicinarsi al pubblico, ma solo per raccogliere le noccioline anche se è caldamente consigliato non dargli da mangiare.

Sono quasi le 20:30 e gli italiani si posizionano davanti alla tv, al pc, chi con la radiolina da lavoro mentre guarda la corazzata potemkin. L’importante è twittarne, parlarne e dire la propria. Si accendono le luci e la prima delusione è sotto gli occhi di tutti: si sono presentati davvero. Si procede alla “carta d’identità” che a me ricorda il gioco delle coppie, una voce fuori campo introduce il candidato uno per uno indicandone nome, stato civile, età, da quanto tempo è in politica, cosa gli piace fare nel tempo libero e se preferisce le fragole con o senza panna. Poi ognuno si dirige verso la postazione trasparente, Bersani diventa un tutt’uno col leggìo, la cravatta si rivelerà determinante per individuare l’esatta altezza della testa.  Si comincia da Tabacci, quello che puzza di naftalina e che per tutta la serata terrà un indice teso verso il conduttore, non scopriremo mai se aveva un’ingessatura trasparente o se appartiene a quella fastidiosa schiera che quando parla deve indicarti manco gli avessi pisciato le scarpe nuove. Ci ricorda quello che ha fatto per Milano (non uscire più di casa credo) e della sua infanzia, dell’aver perso il padre da giovane ed altri trucchetti per commuovere il pubblico di C’è posta per te, lo conferma il fatto che durante l’appello finale non ha chiesto di votarlo ma di aprire la busta. Per accontentarlo è poi arrivato Pisapia con delle lettere, deduco che al posto del Sindaco di Milano ci sia un postino adesso.

Poi Renzi, il gggiovane della compagnia, 37enne, sfoggia una cravatta viola contravvenendo alla superstizione degli studi televisivi. Un pupazzetto di Pikachu in tasca come portafortuna e tanta voglia di dimostrare che l’Italia può cambiare. Io ci credo, lui ha cambiato il nostro modo di vedere le cose. Se passa un camper non pensiamo più ai tedeschi in villeggiatura ma a Matteo. Vi pare poco?

Si prosegue con Vendola, il pugliese tutto d’un pezzo, colui che ha dato un senso alle parole con più di 5 sillabe, che si ribella ogni giorno alla volgarizzazione dell’italiano. Nichi porta avanti una protesta silenziosa, se inventi un’abbreviazione lui sarà lì a tirar fuori un vocabolo del 1300. Il candidato più svantaggiato dagli stretti tempi televisivi ma che dopo 7 camicie e 5 orecchini sudati è riuscito a portare a casa il risultato. Non so quale però mi piace come suona. Ed infine Bersani l’unico che stava nei tempi, parole chiare e lente, come leader non gli darei due lire ma come nonno che racconta le fiabe prima di addormentarmi lo vedo benissimo. “E alora..ragassa..ti racconto la favola di quel segretario che voleva fare il premier”.

Ah, dimenticavo la Puppato. C’era anche lei, bella signora, sì.

Al termine si chiede di indicare i personaggi che li ispirano, volano nomi grossi ma fuori tema: Papa Giovanni XXIII, il Cardinale Carlo Maria Martini, Ghandi e Mandela. Ero così sorpresa che mi son girata verso mio fratello ed ho detto: “Stronzo, perché hai messo su Tele Vaticano?!? Rimetti su Cielo!”. Da qualche parte devono esserci dei preti che venerano Marx, il Che e che credono che la Terra Santa sia Cuba.  A me questi più che comunisti sembrano pronti per il seminario. Ho visto Bersani sputare un bambino e dire: “Non li digerisco più come una volta” scappando poi a piangere in un angolino per chiedere scusa a “Il Capitale” che tiene sulla mensola principale del soggiorno.   Se esiste una giustizia divina stamattina si è svegliato con la barba lunga.

Detto ciò, osservando la foto in basso vi sembrerà di vedere tre persone normali a messa che attendono arrivi il proprio turno per la lettura

Sono state due ore scandite da un gigante countdown alle spalle dei candidati, ed ogni volta s’infrangeva la piccola speranza che allo scadere del tempo accadesse qualcosa di eclatante: esplosioni, apparizione di Krusty il clown, le ricevute di Formigoni, il sacro Graal, una zebra a pois o più semplicemente qualcosa di sinistra. L’evento è stato seguito da un gruppo di ricercatori dell’università di Tor Vergata, che hanno effettuato il famoso “Fact Checking” vale a dire la verifica della veridicità delle parole dei fantastici 5. Alla fine hanno sentenziato: “Sì, sono loro l’anello mancante”.

La mia classifica: 1) il leggìo 2) le luci 3) la cravatta di Bersani 4) l’indice sempre teso di Tabacci 5) l’orecchino di Nichi

Il vincitore morale della serata è Oscar Giannetto, fratello segreto di Oscar Giannino, nato dal refuso di una delle ragazze incaricate di porre domande ai candidati. Oscar Giannetto al contrario del più famoso fratello compra i vestiti da H&M, è capellone ed ha sostituto l’uomo nero negli incubi dei bambini. Mio cugino mi ha detto che esiste una videocassetta che se la guardi dopo 7 giorni Oscar Giannetto bussa alla tua porta. Ne parlano tutti, ed è strano che dopo 5 candidati in carne e ossa ci soffermiamo su quello inesistente. Forse è l’alternativa più valida.

Non dovrei dirlo ma per moderare il futuro dibattito tra i candidati del centrodestra è stato contattato Cesar Millan, The Dog whisperer.

PS: pare che la pelliccia Annabella l’abbia vinta Vendola.

Sbattutazze:

Faccia a faccia dei candidati PD, tra Renzi e Vendola la Puppato sarà costretta ad un trucco waterproof.

Ogni candidato avrà 90 secondi a disposizione, con Bersani fanno 91.

Le regole prevedono 4 temi da affrontare. Poi si passerà alla risoluzione del problema PD.

Stabilite le regole del confronto tv: non si tirano carte, capelli e zeppole.

Guardando lo schermo televisivo, da sinistra ci sarà Bersani, poi Vendola, Renzi, Puppato, Tabacci ed il telecomando per cambiare canale.

In studio ci sarà un pubblico formato da un numero uguale di sostenitori dei 5 candidati. Per ragioni di sicurezza non verranno rivelati quelli di Bersani.

Il pubblico in studio sarà dotato di cerata ed ombrellini.

Renzi: “Duello tv, perché non da Fazio?”. Perché non è abituato a leccarne cinque per volta.

Clint Eastwood ripeterà il numero della sedia vuota con Bersani. Senza notarne la differenza.

Tra i sostenitori dei candidati: Parietti, ex conduttore Linea verde, una comparsa di Domenica In ’95 ed uno che stava andando al bagno.

Ricordiamo le regole: avete la telefonata da casa, il 50:50 e l’aiuto del pubblico

Bersani: “Se tocca me, non vi chiedo di piacervi vi chiedo di credermi e tutti insieme ne usciremo”. Bel pensiero, ma non tocca a te.

Nel futuro a scuola si studierà Vendola insieme a Ungaretti e Montale.

Tabacci: “Non ho un appello da rivolgere perché votino per me”. Sarebbe inutile.

Vendola non usa mai una parola al di sotto delle 18 lettere.

“Deve aprirsi ad un dialogo aperto”. Qualcuno favorisca un dizionario dei sinonimi a Bersani.

Vendola: “Ho un giudizio nei confronti di Casini”. Non andare oltre, abbiamo capito.

Regolamento del question time: chi risponde male salta un turno, con due errori ti tagliano una falange.

Tabacci a chi gli ha posto la domanda: “La ringrazio molto per la gentilezza con cui si è rivolta a me”. Di solito lo chiamano ehi tu stronzo.

Renzi non sa come si gioca la carta del diritto di replica. E se per cortesia gli dite anche quando bisogna tirare i dadi..

Chiedere a Vendola se è favorevole all’adozione per i gay è come domandare a Siffredi se ama le donne.

“Vendola, cosa direbbe a Marchionne?” “Ha 5 mesi liberi? Vorrei dirle due paroline”.

“Onorevole Tabacci, cosa dice ad un giovane che cerca lavoro?” “Cazzi tuoi!”

Tabacci ha la faccia di quello che se gli chiedi un’informazione ti risponde “Non sono di qua” per sfregio.

Bersani: “Siamo tutti sullo stesso treno”. No Pierluigi, è sotto. Sotto.