Sindrome da Sede Vacante

sedevac(dal mio post sul http://www.lolingtonpost.it del 4 marzo)

Ho perso la cognizione del tempo. Non è facile ammetterlo, sono ancora giovane e certe défaillance sono insolite tra i miei coetanei. Eppure è così, non distinguo il sabato dalla domenica, il lunedì dal martedì (per gli altri giorni tutto a posto, grazie). Fortunatamente il calendario dello smartphone accorre in mio aiuto.

Sono rincoglionita, ma non è colpa mia.

Tutto è iniziato l’11 febbraio, quando Papa Benedetto XVI ha stupito il mondo presentando le dimissioni a Dio. Si parlava da tempo di mobbing: “Ahahah! Guarda quanto lo ingrassa il bianco, ridicolo!”-“Hai visto come s’atteggia a twitstar su Twitter? Segue solo 9 profili!”. Improperi come questo l’hanno convinto a mollare. Da allora non è più stato lui. Sparite le invettive settimanali per coppie gay e clienti della Durex mi sono sentita persa. Erano il mio punto cardinale della domenica mattina, quei tradizionali cazziatoni ad ogni barlume di moderna evoluzione, capite? Un’istituzione come il ragù sul fuoco dalle sei del mattino, le pastarelle e le liti negli spogliatoi post partita.

Eppure non sono sola, le facce smarrite intorno mi rendono consapevole del disagio generale. Ho visto gente chiedere l’Angelus al vicino affacciato per fumare la sigaretta, colombe disoccupate lasciarsi andare agli eccessi alcolici, vecchiette reclamare ai centri assistenza per il decoder rotto perché “Non c’è più il canale col Papa”, ricettatori vendere benedizioni usate ma in buone condizioni. Per non parlare dei più deboli, quelli che non ce l’hanno fatta in queste settimane senza la guida spirituale, quelli che hanno scelto la strada più semplice, quelli che hanno ceduto alle sinuose forme del Buddha.

Adesso gli appartamenti papali sono vuoti, chiusi a chiave e sigillati con un nastro rosso (non ditelo a Napolitano, quello appena ne vede uno non capisce più nulla e taglia).

papilibro

Se ci pensate Ratzi è andato via come i suoi predecessori, volando in cielo. Letteralmente. Si è spostato dal Vaticano a Castel Gandolfo con un elicottero dello Stato Italiano; anche se per coerenza avrebbe dovuto servirsi di un mezzo vecchio quanto il credo che porta avanti: una catapulta. Sarebbe stato più scenografico, economico e con quel pizzico di suspense che non guasta mai. Poi ha lasciato un  messaggio su Twitter (“Grazie per l’amore”) e ci ha abbandonati, come un ex fidanzato qualsiasi.

Commoventi le parole di congedo da quella che è stata casa sua per 8 anni: “Le chiavi sono sotto lo zerbino, mettete l’acqua alle piante, aggiornate la lista delle streghe e tenete d’occhio il prossimo premier per quella storia dell’IMU”. Più delicato l’addio ai fedeli: “Ragazzi, scendo un attimo a comprare i ceri”.

Seguirà ufficiosamente i lavori per il nuovo Papa, tecnicamente si servirà di un prestanome. Il Conclave si aprirà, previo imprevisti, l’11 marzo. Le votazioni avverranno nella magica Cappella Sistina, la tradizione vuole che la bellezza degli affreschi ispiri i cardinali a compiere la giusta scelta. E se tanto mi dà tanto, questo dovrebbe aiutarci a comprendere il perché delle scelte di merda alle elezioni politiche: ci troviamo a votare in scuole fatiscenti con pezzi d’intonaco come souvenir.  Non siamo ispirati. Quindi, date anche a noi la Cappella Sistina, magari resuscitiamo De Gasperi.

photo credit: antmoose via photopin cc

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