In casa Romney pistole a mezz’asta. Analisi poco seria delle presidenziali #USA2012

Fonte: da qualche parte nel web

Dopo 17 mesi e 3 miliardi di dollari bruciati con la campagna elettorale finalmente si conosce il nome del nuovo presidente degli Stati Uniti: è il vecchio. Mesi fa si aveva l’impressione che Obama non ce la facesse, poca fiducia in lui e nel suo operato e qualche promessa non mantenuta non facevano sperare nulla di buono. In compenso non era stato coinvolto in nessuno scandalo che ne annientasse del tutto la carriera. Poi arrivò Romney, un ricchissimo americano, guerrafondaio, espressione della fetta upper class americana che guarda con la puzza sotto il naso tutti coloro che percepiscono meno di 200mila dollari l’anno.  Le gaffes continue non ne hanno migliorato l’immagine, dagli stupri che sono “volontà di Dio” per mano di un componente del suo entourage all’infelice espressione sugli americani poveri. E poi come fai a fidarti di un uomo con le basette di un colore ed i capelli di un altro? Sembra il Leoluca Orlando oltreoceano e con 50 chili di mascella.

Il circo mediatico ci ha però divertiti ed incuriositi, a partire dalle conventions con spillette, palloncini e striscioni ai look delle first lady to be.  Gli americani amano essere plateali del resto, come non menzionare i commossi sguardi di complicità tra marito e moglie sul palco (da far invidia al più bravo degli attori della Actor’s Studio), ai decantati valori della famiglia, del rispetto del prossimo e dell’uguaglianza. Il tutto pronunciato in uno Stato che mette armi nei distributori di patatine. Le dolci contraddizioni made in USA. A proposito, da quant’è che non sparano in una scuola? Non vorrei si perdesse l’abitudine (e poi ho puntato 20 euro sul college di Cincinnati).

Ad un certo punto per Obama le cose son sembrate così tragiche che temevo si procurasse un camper per girare i 50 stati americani con lo slogan “Now!” con tanto di mentore George Gory a muoverne i fili. Fortunatamente c’hanno ripensato ed hanno scelto di puntare sulle cose semplici ma che impressionano se le fa il presidente degli Stati Uniti. Tipo Obama che entra in un fast food ed ordina un panino “Oh cazzo! Anche lui mangia! I can’t believe it! OMG!!!” oppure Obama che chiama gli indecisi la notte delle elezioni. Bello mio, anche qua se sei indeciso ti telefonano per andare a votare, quindi ammetti che ti sei ispirato al modello italiano (che trova conferma nel fatto che per vincere ti sei fatto appoggiare dal boss). Scommetto che tra qualche tempo si scoprirà che ha comprato 4mila voti a Little Italy e si giustificherà dicendo: “Ma io non credevo che quei signori in gessato, col mandolino sotto braccio e la pizza tra le mani fossero italiani”.

Ma passiamo alle belle notizie: ha vinto Obama e noi come dei coglionazzi ci siamo appassionati talmente tanto che nemmeno alla recita di prima elementare del pupo.  Gli Stati che sulla cartina diventavano blu o rossi a seconda del presidente favorito, gli exit poll fatti dai colleghi di Pagnoncelli, le previsioni degli sciamani e delle fattucchiere, la lettura dei fondi di caffè, delle interiora di animali e dei tarocchi. Ma alla fine l’ha spuntata l’afroamericano nato alle Hawaii. Modestamente lo sospettavo, voglio dire, avete visto bene Romney? Uno col fucile come spazzolino del cesso, che ha 2 negri che gli lucidano il ciuffo e pasteggia con champagne e uova di rarissimo fenicottero bordeaux. Qualcuno ha detto: “Ha perso perché bianco e ricchissimo”. Secondo me invece perché stronzo e basta.

Queste elezioni ci hanno insegnato che se hai più soldi dell’altro non è detto che tu vinca per forza, che esiste l’Ohio e che alla fine chiamano i cantanti, come alle feste patronali.

PS: A proposito, mi ha chiamato la cugina da Boston e dice che loro per le primarie rimarranno svegli per restituirci il favore. Poi ha smesso di ridere e mi ha detto che ci attacchiamo al cazzo (ha detto proprio così).

Sbattutazze:

Ohio, Obama e Romney dipendono da uno Stato col nome dall’esclamazione di un fumetto.

Obama ha un +4% rispetto Romney. Anche nei sondaggi.

Battute finali per Romney. “La sapete quella del negro che voleva restare alla Casa Bianca?”

La campagna elettorale è costata tre miliardi di dollari. Vabbè, tanto poi si dichiara guerra ad un paese col petrolio.

Bill Clinton sostiene Obama, ex avversario della moglie. Per la legge “Chi è nemico del mio nemico è mio amico”.

Obama sarebbe in vantaggio in 18 Stati importanti, è bastato ricordare alle donne l’endorsement dal mondo porno.

Determinanti i risultati dell’Ohio e dell’Iowa. Cosa darei per sentire la notizia da Luca Giurato.

I due sfidanti a caccia di celebrità per lo sprint finale. Rissa tra i rispettivi staff per accaparrarsi il Mago Otelma.

L’Italia osserva con curiosità le elezioni USA: “Ma perchè votano di martedì?”

Sandy ha spostato 60 seggi elettorali negli Stati Uniti. Meno fortunato chi dovrà recarsi in mare per votare.

Stevie Wonder si schiera e suona al comizio finale di Obama. Lo aspettavano da Romney.

Obama sposa il metodo italiano e per accaparrare voti punta sul boss.

Usa 2012, una lotta sul filo di lana per i candidati. Di cotone per Obama.

Obama e Romney alla ricerca di celebrità per accaparrarsi voti. Io chiamerei Dexter, poi chi vuol capire capisce.

Queste elezioni ci hanno insegnato tanto. Come i nomi di tutti gli Stati americani.

Obama conclude il comizio con una lacrima ed aggiunge: “Fatemi vincere o Michelle mi mena, avete visto che braccia ha, vero?”

L’Africa sostiene Obama. Immaginavo.

USA 2012 “Chiunque vinca, occhio alla finanza pubblica” ha dichiarato Monti leccando la foto di Wall Street.

Obama e Romney si sono sfidati su sanità, tasse e spesa pubblica. Quando sarebbe bastato promettere big mac in omaggio per 4 anni.

Obama: “Difendo i vostri sogni!”. Ok, ma adesso puoi anche andare via, non mi piace essere guardata mentre dormo.

Obama telefona personalmente agli indecisi: “Allora, passi a fastweb?”

(Peccato non essere negli USA, passerei il tempo a chiamare tutti spacciandomi per Obama)

Pennsylvania, voti di Obama per errore a Romney. Uno dei due pagherà le conseguenze, l’altro ha già pagato.

Romney: “Avevo già scritto il discorso della vittoria”. Non male come ghost writer di Obama.

Alle urne meno bianchi, più latini, neri stabili ed un pizzico di noce moscata.

Obama è il vecchio Presidente.

Barack Obama verso la vittoria. Un chiarissimo “V’ho purgato ancora” sul suo volto

Un Kennedy torna al congresso. Morte violenta entro 3,2,1..

Prime dichiarazioni di Obama: “E adesso la Casa Bianca la ridipingo come cazzo mi pare!”

Sciamano keniota aveva previsto la vittoria di Obama leggendo le conchiglie. E se le avvicini all’orecchio senti “Yes, he won. Buy a newspaper asshole!”.

Obama riconfermato alla Casa Bianca. Stavolta potrà addirittura salire sugli stessi bus dei bianchi.

Obama rieletto alla Casa Bianca, lo attendono nuove sfide. Come far smettere di bestemmiare quel Nobel alla pace.

Romney: “Prego per il Presidente”. O almeno così ha detto a chi l’ha beccato infilare uno spillone in una bambolina nera.

Romney ha chiamato Obama cinque volte per congratularsi, le prime quattro coi singhiozzi era incomprensibile.

Romney prega per Obama affinché possa guidare al meglio la nazione. Per quanto sia possibile da un letto d’ospedale.

Romney ha ritardato a congratularsi con Obama perché sperava che il suo amico hacker potesse risolvere il gap di voti.

Obama: “Finirò quello che ho iniziato”. Se necessario usando una cannuccia in fondo a quel fottuto pozzo.

“Voglio dare ai nostri figli un’America sicura, avranno un bazooka nella culla”

«Crediamo in un’America generosa, compassionevole e tollerante». E tanto che ci sei pure sottopeso.

Obama: “Vogliamo un Paese in cui tutti possano avere accesso alle migliori scuole”. O, mal che vada, decesso.

Romney contesta l’elezione di Obama: “E adesso ricontiamo tutti i retweet”.

Romney ha ingoiato il discorso.

E comunque Romney presidente sarebbe durato meno di 48 ore, quello al primo giro sull’Air Force One avrebbe aperto il finestrino e addio.

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2 thoughts on “In casa Romney pistole a mezz’asta. Analisi poco seria delle presidenziali #USA2012

  1. “Poi arrivò Romney, un ricchissimo americano, guerrafondaio, espressione della fetta upper class americana che guarda con la puzza sotto il naso tutti coloro che percepiscono meno di 200mila dollari l’anno…”: questo post è l’opera di un genio. Bellissimo!!!!

    Ps: mi sarebbe piaciuto leggere (in tema di Casa Bianca e dintorni) una tua analisi semiseria sul caso Lewinsky. Magari tornare indietro…il vecchio Bill prestava molto i fianchi a questo genere di ironia. E non solo quelli, a dirla tutta.;-

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