Twitter, la tana del #BuonismoDiscounted

Chi mi segue sa che da qualche tempo pubblico un post coi “Tweet abortiti”, vale a dire tutti quei tweet che per motivi diversi preferisco non pubblicare:

  • ripetizioni, non amo scrivere 10 tweet sullo stesso argomento
  • oltre i 140 caratteri
  • satira su cronaca nera
  • tweet con un potenziale scatena moralismi e mi scoccia troppo leggere le banalità con cui rispondono.

Oggi mi sono concentrata sul quarto punto, ho pubblicato 3 battute Attira Buonisti, praticamente è come tagliarsi le vene nel cortile del Conte Dracula, cospargersi di miele vicino ad un alveare o, più semplicemente, passeggiare avanti e indietro col Suv vicino ad una sede Equitalia. Avete capito che sono stata per una mattinata la kamikaze di Twitter, mi sono lanciata tra il pubblico come fanno le rockstar che vogliono provare l’emozione del surfing, buttandomi tra i followers sperando non mi faceste spiaccicare per terra.

Perché? Perché io sono anche questo ed è giusto che chi mi segue da poco sappia che non parlo solo d’Er Batman e dei suoi pranzi luculliani o di altre folkloristiche vicende italiane. A me piace la satira, mi fa compagnia tutti i giorni e mi aiuta a ridere e trattare con distacco anche le vicende più pietose. E’ facile sparare sulla croce rossa con Gigi D’Alessio, Fabio Volo e Brunetta basso ma ormai sono tormentoni e li schifano anche a Zelig.

Riporto per intero cosa dice wikipedia in merito, è molto chiaro:

La definizione di satira va dettagliata sia rispetto alla categoria della comicità, del carnevalesco, dell’umorismo, dell’ironia e del sarcasmo, con cui peraltro condivide molti aspetti:

  • con il comico condivide la ricerca del ridicolo nella descrizione di fatti e persone,
  • con il carnevalesco condivide la componente “corrosiva” e scherzosa con cui denunciare impunemente,
  • con l’umorismo condivide la ricerca del paradossale e dello straniamento con cui produce spunti di riflessione morale,
  • con l’ironia condivide il metodo socratico di descrizione antifrasticamente decostruttiva,
  • con il sarcasmo condivide il ricorso peraltro limitato a modalità amare e scanzonate con cui mette in discussione ogni autorità costituita.

Essa si esprime in una zona comunicativa “di confine”, infatti ha in genere un contenuto etico normalmente ascrivibile all’autore, ma invoca e ottiene generalmente la condivisione generale, facendo appello alle inclinazioni popolari; anche per questo spesso ne sono oggetto privilegiato personaggi della vita pubblica che occupano posizioni di potere.

Queste stesse caratteristiche sono state sottolineate dalla Corte di Cassazione che si è sentita in dovere di dare una definizione giuridica di cosa debba intendersi per satira:

« È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene. »

Non è bellissima?

Ha diversi ingredienti, non è solo comica, non è solo risata, non è solo il continuo sbeffeggiare di una classe politica atta a rimpinzar le proprie tasche. E’ anche sorriso a denti stretti, amaro in bocca e pensiero. La mia preferita è la satira sociale, quella che evidenzia paradossi ed ingiustizie.

Prendo il freschissimo esempio della battuta su Cucchi. E’ notizia di queste ore che è stata riscontrata una nuova frattura sul corpo del povero ragazzo che morì in carcere dopo violentissime percosse. Come avviene in questi casi, dove potere e morte s’incontrano, la verità è insabbiata, ostacolata per proteggere qualcuno, in questo caso i protagonisti del pestaggio.

Il mio commento è stato:

Cucchi, scoperta un’altra frattura. E’ stato difficile ma due manganellate alla bara non gliele ha tolte nessuno.

E’ chiaro che non si cerca la risata, è un’amara constatazione, continuano a picchiarlo tutte le volte che le perizie vengono cambiate, a distanza di anni parlano di una nuova frattura. “Manganellate” è sin troppo facile il riferimento, non è necessaria alcuna spiegazione.

Eppure arriva il #BuonismoDiscount che mi dice che è brutto un tweet del genere. La storia indubbiamente, il mio tweet no, evidenzia lo schifo di questa vicenda. Un peccato non capirlo.

Questa è indubbiamente la più pesante della giornata di sperimentazione, poi arrivano le notizie sui bar, rispettivamente a Bologna e Palermo.

A Bologna il primo bar per sordomuti. Ho atteso 5 ore per un caffè, poi sono uscita.

Intanto già che si dia risalto all’apertura di un bar solo perché gestito da sordomuti è agghiacciante. Dov’è l’integrazione? Sono esseri umani come tutti gli altri, con una vita, il fatto che siano sordomuti cosa cambia? Dovrebbero stare chiusi in casa? No.

Devo dire che mi ha dato tanta soddisfazione: i commenti sono variati da “Questa te la potevi risparmiare” a “Nè triste, né cinica, Brutta”. Non mi risparmio nulla, sono una spendacciona di tweet, la TL è casa mia e trovo che alla battuta abbiano riso in tanti, sordomuti compresi. Scandalizzarsi e trattarli come una categoria su cui ironizzare è la vera uguaglianza. Eppure nessuno si scandalizza per l’ironia sulle donne ed i parcheggi, le bionde stupide e la Minetti. La vera disabilità sono gli occhi di pietà che riservate a chi ha un problema fisico/mentale, quello fa più male di qualsiasi altro tweet.

Poi quella sul Caffè Alzheimer di Palermo, non ne avevo mai sentito parlare. Si tratta del primo bar in Sicilia dedicato a chi è affetto dal morbo e ad i suoi familiari. Ma lo chiamerei circolo, associazione più che Bar.

Come funziona all’ingresso? “Ehi fermo, tu come ti chiami?” “Non mi ricordo” “Ok, sei dei nostri!”

“Scusi barista, mi chiami un taxi che ho bevuto troppo” “Per dove?” “Boh”

Io ho commentato così:

Apre a Palermo il primo “Alzheimer Caffè” della Sicilia. Primo incasso di 15 mila euro con un cliente solo.

I Bar ghetto. Anche @Microsatira ha osato sfidare la sorte retwittando questa battuta, a rischio defollow. Ma sposa la causa perché conosce bene anche questa parte di Twitter.

Pretendo anche il bar per le bionde finte, quelli che si mangiano le unghie e per i tizi che ti defollowano se non ricambi.

Un mio NON follower (grazie Dio o teiera volante che giri intorno alla Terra) mi ha detto che è squallida e che sono persone con problemi. #BuonismoDiscounted ma che più discounted non si può!

L’esperimento è durato 4 ore circa, dalle 8 e 30 alle 12, una decina di commenti indignati(credevo di più) e nessun ammutinamento twittero o fiancata dell’auto rigata(ahah! Tanto non è mia!). Anzi, sono contenta per chi ha compreso a pieno cosa scrivo, perché lo faccio e continua a leggermi con pazienza. Invece per chi è così delicato da essersi sentito offeso o toccato consiglio un giro tra le associazioni di volontariato che si occupano di ragazzi affetti da disabilità(come faccio io da 12 anni), loro non vogliono sentirsi diversi ed amano ridere. Al contrario vostro.

Chi mi ha seguito per caso ed ha notato che non gli piaccio dopo stamattina ha fatto bene a smettere di seguirmi, la chiamo “selezione del follower” ed è la cosa più democratica di Twitter scegliere chi leggere.

La vita è una stronza ed a me piace prenderla per il culo così.

Ps: Se proprio devono aprire un Bar del Cazzo che chiedano i diritti al Bar Turrisi di Castelmola (ME), famoso in tutta Italia per la tematica fallica. *non è un messaggio promozionale* Sì, è proprio quel che immaginate.

Buona satira a tutti!

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4 thoughts on “Twitter, la tana del #BuonismoDiscounted

  1. D’accordo con te, l’umorista, diceva Pirandello, si differenzia dal comico per il potere di fare ridere e di far partire nel cervello un meccanismo chiamato “riflessione”.
    Su twitter, per strada, in un bar, in un ufficio, purtroppo troppe persone sanno ridere in un solo modo, magari non sanno per niente ridere, o ancora peggio non sanno sorridere. Tante persone seguono @itscetty, forse perchè è di moda, forse perchè non costa nulla. Si preme su un tasto “follow” con troppa banalità e con superficialità si leggono frasi di 140 caratteri, che spesso li chiamiamo “tweet” ma spesso sono vere e proprie frasi con carattere.
    Le persone oramai sanno solo ridere e si sono tolte il piacere del sorriso, perchè a tante, troppe, fa fatica riflettere.
    Su 10000 e passa follower che ti ritrovi, per statistica qualcuno ci sarà che non la pensa come te. Alcuni, nel pieno rispetto delle regole twitter, clicca “defollow”. Altri, con pieno diritto, ti diranno la sua. E tu, con pieno diritto, risponderai col sarcasmo. Se è colto bene, se non lo è, seleziona per te.

    E se ci fosse il bar del Sarcasmo, in molti entrerebbero, ma tanti sarebbero fuori a giudicare tanti banali caffè.

  2. Concordo con quello che hai scritto cara @Itscetty. E sposo in pieno il pensiero di Pirandello gia citato da Stefano sopra. La satira, il tweet satirico deve far ridere contestualmente ad una riflessione che talvolta non è piacevole e ti costringe ad un’amara risata a denti stretti.
    Come avrai capito a me piace scrivere sfiorando in alcuni casi la satira, ma non è facilissimo e spesso capita, un po’ per la fretta, un po’ per l’incapacità di scadere nel tormentone, come dici tu.
    Comunque mi è capitato di ricevere critiche e commenti negativi su alcune cose. Ed è legittimo, anche se non capisco il perchè molti non sfruttano la più grossa potenzialità di uno strumento come Twitter: la democraticità. Io ti seguo se voglio e smetto di seguirti se non amo quello che scrivi. Invece capita di trovare qualche follower che ti segue solo per poterti criticare al momento che sbagli qualcosa.
    E’ come quelli che chiamano alle trasmissioni radiofoniche o televisive criticando, magari anche giustamente, per alcuni comportamenti e si sentono rispondere ‘non ci guardi o non ci ascolti’.

    Devo dire che ho molto apprezzato di questo tuo scritto anche alcuni riferimenti all’uguaglianza fra le categorie. Tipo questa:
    “Scandalizzarsi e trattarli come una categoria su cui ironizzare è la vera uguaglianza”
    Capisci bene che una frase così è universale e si adatta ad infinite categorie discriminate.

    La gente dovrebbe cominciare a prendersi meno sul serio e a provare qualche volta a sciabolare qualche tabù.

    1. Grazie Tommaso, ma sai che il 99% di chi critica un mio tweet è gente che pur seguendomi non ha mai interagito? Stanno lì per criticare, però ti vogliono leggere e non commenteranno mai un pensiero raffinato o che condividono per non darti soddisfazione. Certo, è fisiologico che su tanta gente non si piaccia a tutti, come diceva non ricordo chi “Puoi essere la cosa più dolce del mondo e non piacerai comunque a tutti” solo che stavolta volevo esprimere il mio pensiero ed approfittarne visto che ho questo angolo di web 🙂

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